DOMENICA 30 MARZO: 

4^ DOM. QUARESIMA ANNO C

 

Una scheggia di preghiera: 

 

PERDONO SIGNORE, PER TUTTE LE OCCASIONI DI BENE SPRECATE.

 

HANNO DETTO: Nulla giova alla felicità come sostituire il lavoro alle preoccupazioni. (Maurice Maeterlinck)

SAGGEZZA POPOLARE: Per toccare la felicità basta tendere la mano. (proverbio cinese)

UN ANEDDOTO: Un anno prima della sua morte Giuseppe Ungaretti si 'confessava' dicendo questo: “Non so che poeta sia stato in tutti questi anni. Ma so di essere stato un uomo perché ho molto amato, ho molto sofferto e non ho odiato mai. Proprio quello che un uomo deve fare: amare molto, anche errare, molto soffrire e non odiare mai”

PAROLA DI DIO: Gs 5,9a.10-12; Sal 33; 2Cor 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32

 

Vangelo Lc 15,1-3.11-32

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci, ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore

 

IL FIGLIO PIÙ GIOVANE, RACCOLTE TUTTE LE SUE COSE, PARTÌ PER UN PAESE LONTANO E LÀ SPERPERÒ IL SUO PATRIMONIO VIVENDO IN MODO DISSOLUTO

Forse noi non siamo mai andati lontano da casa come il figliol prodigo della parabola, ma se ci pensiamo bene, e probabile che abbiamo anche noi sperperato tante ricchezze: il tempo, la capacità, i talenti, le infinite occasioni di bene. Il nostro peccato più continuato è quello di omissione, quello di non vivere a fondo il nostro impegno di uomini e di credenti. Il passare del tempo, spesso ci fa tristezza e non solo per l’accumularsi di anni, ma ancor più per il rimpianto delle cose non fatte, delle occasioni mancate. Umanamente non è rimedio per il tempo perduto, per le ricchezze sperperate, ma la parabola parla di festa per chi, come il prodigo, ritorna povero e lacero alla casa di origine: è un ritorno alla vita, Il rimpianto umano è sempre difficile da cancellare; può essere però compensato da una rinnovata intensità nel vivere. Ci si può ancora rivestire dell’abito da festa: festa di un amore ritrovato, di una fede riscoperta, di una vita che ha trovato finalmente il suo senso. Solo la sapienza e l’amore del Padre possono compiere il miracolo di ridar vita al tempo perduto.