4a DOMENICA DI QUARESIMA - C
URGENZA DELLA CONVERSIONE
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.
INTRODUZIONE ALLA PAROLA DI DIO
ACCOGLIENZA -
La Pasqua si avvicina e questa quarta domenica ci fa pregustare la gioia che nasce da una vita riconciliata con Dio e questa gioia è frutto di una sofferenza e di una morte accettate da Cristo per amore. Non ci è permesso dubitare del perdono, infischiarcene di Dio e proseguire per le nostre strade sbagliate, contenti di pascolare i maiali, come il figlio prodigo. Con cuore sinceramente pentito chiediamo il perdono che non ci verrà negato.
PRIMA LETTURA (Gs 5,9a. 10-12) -
Gli Ebrei sono arrivati nella terra promessa. La lunga traversata nel deserto è finita. Per la prima volta celebrano la loro Pasqua «a casa», nella più grande gioia ed esultanza.
SALMO RESPONSORIALE (Sal 33) –
Dopo aver descritto in modo meraviglioso la sollecitudine di cui il Signore circonda il povero e il giusto che confidano in lui, il salmista invita tutti ad unirsi per cantare e magnificare il Signore.
SECONDA LETTURA (2 Cor 5,17-21) –
In un brano della seconda Lettera ai Corinzi, san Paolo ci dice che Dio, nella sua bontà infinita, ha voluto riconciliare gli uomini con sé, per mezzo del sacrificio del Figlio suo.
VANGELO (Lc. 15,1-32) –
In questa parabola Gesù ha voluto sì farci toccare con mano la miseria del peccatore, ma soprattutto mostrarci il volto di Dio: quello di un padre infinitamente misericordioso, che si preoccupa solo di accogliere e di perdonare.
LA PAROLA DI DIO
Prima Lettura
Dal libro di Giosuè
Gs 5,9a.10-12
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 33 (34)
R. Gustate e vedete com'è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato. R.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R.
Seconda Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
2Cor 5,17-21
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te. (Lc 15,18)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15,1-3.11-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola:
«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.
PER LA MEDITAZIONE
Se vi chiedessi o se voi chiedeste a qualche amico: "Qual è la parabola più bella e più facile da comprendere del Vangelo?". Molti risponderebbero: "È questa!"
Quando ero giovane, anch'io pensavo che questa fosse la parabola più semplice, più accettabile del Vangelo, anno dopo anno mi sono convinto che è la più difficile.
Di questa parabola, noi comprendiamo con facilità i due figli. Li comprendiamo perché, in fondo, li abbiamo dentro anche noi, fanno parte della nostra esperienza.
Guardate il figlio maggiore! Lui ha osservato sempre tutte le regole, ha sempre ubbidito.
Qualcuno di voi può dire: "Magari ce ne fossero anche oggi di quelli che osservano sempre e con scrupolo tutta la legge!".
Però di questa osservanza ha fatto il piedistallo per giudicare e guardare dall'alto gli altri. E degli altri, in fondo, non gli importa molto. Lui si preoccupa delle cose, delle sostanze da accumulare e giudica severamente suo fratello che ha sciupato il suo patrimonio e, adesso, torna per sciuparne ancora.
Non si preoccupa né del fratello che torna, né dell'affanno del padre che ha perso un figlio. A lui interessa la legge, a lui interessano le cose… e non è un uomo che ama la "festa".
Si lamenta con il padre: "Non mi hai mai dato un capretto...!". E il padre gli risponde: "Ma è tutto tuo, potevi far festa quando volevi, perché non l'hai fatto?". Non ama la festa… per l'uomo, non è semplice amare la festa, la gratuità!
E guardate il fratello più piccolo! Anche lui è uno che si preoccupa delle "cose". Chiede la metà delle sue sostanze e, poi, non è capace di conservarle, sciupa tutto nei bagordi, con le prostitute...
Anche lui non ama la "festa", sa solo stordirsi con il chiasso, con il rumore, se vivesse oggi, con l’alcool, con la droga. È preoccupato delle cose... torna perché ha fame, cerca il pane, non cerca le persone! Avete notato? Non è andato nemmeno a salutare il fratello che sta nei campi, non si è preoccupato di lui; non gli importa delle persone: ha fame, vuole mangiare!
E, anche lui, rispetta la legge, l'ha tradita, sa che adesso l'aspetta la punizione e l'accetta: "Padre non son più degno di essere chiamato tuo figlio, trattami come uno dei tuoi dipendenti. So che ho sbagliato, mi aspetta una punizione; non son più nemmeno un uomo!".
È sopraffatto dal senso della colpa: "Trattami come l'ultimo dei dipendenti, purché mi dia un po' di pane".
Ecco i due figli preoccupati delle cose, preoccupati della legge, incapaci di far "festa"!
Guardate, invece, il padre! Lui non si preoccupa delle cose. Questo figlio ha sprecato metà delle sostanze, ma a lui non interessa. A lui interessa "quel" figlio; vuole bene a quel figlio, vuole che torni e che impari a far festa, perché il padre ama la festa. Al padre non interessa della legge che vuole la punizione di chi ha sbagliato. Il padre si interessa delle persone!
È possibile credere - pensateci un momento - ad un Dio che sa rispondere con la festa al peccato e al male? Siamo capaci di accettare questo dentro di noi, nella nostra vita?
Se qualcuno sbaglia, noi potremmo anche essere disposti a perdonarlo, ma vorremmo farglielo sapere, vorremmo che prima riconoscesse il male fatto, facesse penitenza, scontasse la sua colpa.
È possibile, fratelli, pensare che fra mille, duemila anni l'uomo sia capace di mettere al centro non le cose, l'accumulo delle ricchezze, i problemi economici, la legge, l'osservanza delle regole, ma l'uomo, ogni uomo, il più piccolo degli uomini?
Che l'uomo sia capace, finalmente, di credere alla "festa", alla festa della condivisione, della vita che si spartisce insieme, in un cammino verso la liberazione e la gioia?
È possibile sperarlo? Oppure resta un sogno del cammino dell'uomo, perché se ci guardiamo intorno, siamo come i due figli, preoccupati delle cose, delle regole, di sentirci migliori degli altri, di giudicare e di punire...
I sogni di Dio sono più grandi del nostro cuore, altrimenti, non sarebbe Dio.
È possibile sognare con Lui? Noi siamo qui per tentare di farlo, perché Gesù si fa pane ed è qui la nostra festa.
Lo sentiamo poco perché tante volte anche quando celebriamo l'Eucaristia non riusciamo ad esprimere la festa di Dio.
È troppo la festa di Dio per il fragile cuore di un uomo?
PREGHIERA DEI FEDELI
Fratelli, Gesù Cristo è venuto a rivelarci che Dio è per noi un Padre, pieno di bontà e di misericordia. Nessun timore o esitazione quindi a presentargli le nostre domande, a implorare il suo perdono con la massima fiducia.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.
1. La Chiesa ha ricevuto la missione di riconciliare i peccatori con Dio. Perché i suoi pastori sappiano preparare e aprire i cuori alla gioia del perdono divino: PREGHIAMO.
2. La bontà di Dio è infinita, la sua misericordia non si stanca mai. Perché anche noi sappiamo esserne i testimoni di fronte ai fratelli col nostro spirito di pazienza e di dolcezza: PREGHIAMO.
3. Al peccatore che l’offende e lo rifiuta, Dio continua ad offrire il suo perdono. Perché l’insistenza di Dio nel suo amore trionfi dell’ostinazione del peccatore nel male: PREGHIAMO.
4. Per tutti i figli prodighi che intristiscono nella loro miseria. Perché il ricordo della paterna bontà di Dio ravvivi la loro fiducia ed affretti il loro ritorno: PREGHIAMO.
5. Tanti nostri fratelli cercano un raggio di luce nella notte del dubbio. Perché essi lo trovino nelle varie comunità cristiane per l’irradiamento della loro carità: PREGHIAMO.
Signore, tu non vuoi la morte del peccatore ma che si converta e viva. Rivelaci la profondità dell’amore del Padre, affinché noi corriamo a lui nonostante tutti i nostri peccati, sicuri, come il figliol prodigo, di essere accolti e perdonati. Tu che vivi e regni col Padre e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.