QUARESIMA 2025 - CATECHESI ADULTI

 

 

PELLEGRINI DI SPERANZA

 

SERVIRE LA VITA, SERVIRE LA SPERANZA

 

 

 

 

 

 

 

MERCOLEDI   19 MARZO     

"La Confessione, un Sacramento scomodo e difficile""

 

MERCOLEDI   26 MARZO             

"Breve storia del Sacramento della Penitenza"

 

 

MERCOLEDI   02 APRILE            

"Gesù ci porta alla Riconciliazione"

 

MERCOLEDI   09 APRILE

"Rito della Confessione"

 

 

 

ORE 15,00

 

presso il SANTUARIO

DELLA MADONNA DEL PIANTO IN ALBINO

 

 

don Giuseppe Ravasio

QUARESIMA 2025 - CATECHESI ADULTI

 

 

PELLEGRINI DI SPERANZA

 

SERVIRE LA VITA, SERVIRE LA SPERANZA

 

3a CATECHESI

 

 

 

 

 

MERCOLEDI  2 APRILE  

"La Confessione, un Sacramento scomodo e difficile""

 

3 quaresima 2025 Gesù ci porta alla Riconciliazione..pdf 

 

 

PREGHIAMO INSIEME

 

DIMENTICA, SIGNORE

Ti rendiamo grazie, o Signore; perché hai fatto sentire il tuo appello a quelli che erano caduti, hai scelto per tuoi discepoli quelli che avevano peccato, non hai tenuto conto della condanna che pesava su di noi. Ci hai redenti col sangue prezioso e immacolato del tuo unico Figlio. 

Eravamo morti e ci hai fatti rinascere, anima e corpo, nello Spirito. Eravamo sporchi e tu ci hai resi puri. Ti preghiamo: dacci la forza di realizzare i santi propositi, e non ricordarti dei peccati che abbiamo commesso e che continuiamo a commettere. Dimentica gli errori di cui siamo colpevoli giorno e notte. 

Ricordati, o Signore, che cadiamo facilmente. l tuoi uomini sono deboli. Amen.

 

SCOPRIRE LA GIOIA DEL PERDONO

 

La gioia del perdono è come l’acqua: se la si attinge direttamente alla sorgente allora se ne apprezza la limpidezza, se ne esperimenta la freschezza e se ne gode profondamente; altrimenti se ne perde quasi subito il ricordo e si continua a vivere come se, anche dopo una confessione o un’esperienza di riconciliazione, nulla fosse cambiato nella vita.

Ebbene, la sorgente della «gioia del perdono» è il cuore di Dio che si concentra e si esprime compiutamente nell’evento, nella missione, nel nome di Gesù. In questo nome troviamo anche la sintesi della storia della salvezza, che è sostanzialmente un ininterrotto racconto della gioia di Dio che perdona.

 

GESU’ CI PORTA ALLA RICONCILIAZIONE

 

Gesù ci rifà figli di Dioin un intimo rapporto fraterno con sé.

E’ Giovanni che ce lo assicura: «Se uno rimane unito a Gesù non pecca più. Se pecca ancora, dimostra di non aver veramente veduto Gesù, e di non averlo capito... 

Gesù, il Figlio di Dio, è venuto proprio per distruggere le opere del diavolo. 

Chi è veramente figlio di Dio non vive più nel peccato, perché ha ricevuto la vita di Dio. Non può continuare a peccare, perché è diventato figlio di Dio. Così si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo...»(3,6 - 10).

La gioia del perdono è come la luce: se la si coglie direttamente dal sole, allora se ne comprende l’inarrestabile potenza, se ne intuisce la rara preziosità e se ne gode profondamente; altrimenti ci si deve accontentare di sorgenti luminose provvisorie e artificiali, che, comunque, possono illuminare solo dall’esterno ma non riescono mai a fare luce dentro, nell’intimo, nel profondo dell’uomo.

Ebbene, questo sole, capace di sprigionare tanta luce quanta ne basta per illuminare a giorno il cuore dell’uomo, è Cristo e il campo nel quale egli riesce a diffondere tale luce, fino a dissipare ogni tenebra, è il cuore dell’uomo. E’ lì che occorre puntare; da lì bisogna sempre ripartire, anche e soprattutto quando il peso del peccato sembra spegnere ogni umana possibilità di risurrezione.

 

Si sente dire…

 

Io non perdono! Sì, ma il rancore resta e ti fa star male!

Come puoi essere felice in questo momento, se continui a scegliere di essere arrabbiato e risentito? Pensieri di amarezza non possono creare la gioia. Non importa quanto ti sembrino giustificati, non importa quello che “loro” hanno fatto, se ti ostini ad aggrapparti al passato, allora non sarai mai libero.

La Bibbia dice:

Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso.Levitico 19,17-18

Io perdono…ma non dimentico! E’ un perdono solo a metà, un quasi – perdono.

Se sei stato ferito, la ferita deve avere il tempo di rimarginarsi e a volte comunque resta la cicatrice. In questo senso, a volte non si dimentica. Quando una persona ti ha deluso, sarà difficile che tutto riprenda come prima. Ci vorrà un po’, perché riconquisti la tua fiducia.

Certo, nel frattempo, se abbiamo deciso di perdonare, sarà meglio evitare di tornare sempre col pensiero a quell’evento. Non faremmo che rinnovare il dolore provato e la ferita si riaprirebbe.

Anche chi ha offeso non deve avere fretta. I sentimenti sono cose delicate.

Io perdono…e dimentico! E’ un perdono generoso, che ti permette di voltar pagina

Dio ti sta dicendo quali cose ti trasmetteranno gioia. 

Da nessuna parte dice di ricordare quello che le persone hanno fatto per ferirti, quanto male si sono comportate nei tuoi confronti o che hanno fatto qualcosa che tu non avresti voluto. 

Dio vuole che tu perdoni e dimentichi, e che ti riempia la mente di pensieri degni di essere intrattenuti. lamore non tiene conto del male ricevuto. 1 CORINZI 13:5

Io perdono…dimentico…e scuso! E’ il grande perdono che ti fa felice.

Chiedere scusa è un atto di riconoscimento delle proprie responsabilità e un tentativo di riparare un'offesa o un errore attraverso un gesto di umiltà e rispetto. Le scuse devono essere accompagnate da azioni concrete: è importante dimostrare con i fatti che faremo tutto il possibile per riparare al danno.

Io perdono…e ricambio facendo del bene a chi mi ha fatto del male!

 E’ quel perdono che ci guarisce e ci mette in sintonia piena col Padre

“Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli …. Infatti se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?...

Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”  (Mt, 5, 44-46. 4

E’ il massimo! E’ il perdono pieno insegnato da Gesù che non solo ti guarisce, ma ti rende simile a Lui!

 Poniamoci ora la domanda sul perché Gesù ci invita a perdonare le offese. Perché ci invita a compiere questa azione e ad abbattere ogni forma di rancore, perché dobbiamo essere misericordiosi sino porgere l’altra guancia? In molte parabole Dio si presenta come colmo di gioia soprattutto quando perdona; ricordiamo la parabola della pecora smarrita o quella del figliol prodigo. In queste troviamo il nucleo del Vangelo. Nel momento più drammatico della sua presenza terrena, Gesù spezza le catene strette dai suoi assalitori, abbatte il muro eretto dai suoi carnefici, sconvolgendo profondamente i nostri cuori con il perdono che porge ai Suoi aguzzini, squarciando con un lampo il buio di quel momento terribile, quando chiede al Padre di perdonarli“perdona loro Padre perché non sanno quello che fanno”.

 

Due mani che si stringono sono un segno concreto di PERDONO e di AMICIZIA

La mani, uno spettacolare prodigio! Accarezzano con tenerezza e amore, consolano con affetto, salutano con gentilezza, costruiscono con abilità, lavorano con forza, danno vita a splendide opere d’arte, fanno nascere la pittura, la musica, la poesia, sanno estrarre meraviglie dalla pietra, si prendono cura di bambini e malati, sanno congiungersi in preghiera … le mani

Oppure possono diventare segni di divisione, di chiusura, di violenza …

 

Gesù ha detto e fatto così:

“Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.” (Mt. 5, 39-40)

Una piccola e grande violenza ci circonda da ogni parte.  Genera sfiducia, suscita voglia di vendetta e rappresaglia. La violenza va fermataCosa farebbe una mamma alla quale si tentasse di rapire o violare il bambino? Cosa dovrebbero fare una nazione o un gruppo di persone che si trovassero invasi e razziati? Eppure c’è un criterio del cuore che va corretto e orientato

Non si può agire per vendetta, sull’onda di una giustizia del tipo ‘occhio per occhio, dente per dente’. Bisogna sempre perdonare, sempre accogliere anche colui che ti è stato nemico. Bisogna avere come criterio non la misura di chi ti ha offeso o ti ha fatto del male, ma la misura di Dio che ti ama e ti gratifica dei suoi beni.

 

“Amate i vostri  nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste…se amate quelli che vi amano,  quale merito ne avete?… Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Mt. 5,44-46.48)

È la novità cristiana. È la differenza cristiana. Pregare e amare: ecco quello che dobbiamo fare; e non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo. Perché l’amore di Gesù non conosce confini e barriere. Il Signore ci chiede il coraggio di un amore senza calcoli. Perché la misura di Gesù è l’amore senza misura

Quante volte abbiamo trascurato le sue richieste, comportandoci come tutti! Eppure il comando dell’amore non è una semplice provocazione, sta al cuore del Vangelo. Sull’amore verso tutti non accettiamo scuse, non predichiamo comode prudenze. Il Signore non è stato prudente, non è sceso a compromessi, ci ha chiesto l’estremismo della carità. È l’unico estremismo cristiano lecito: l’estremismo dell’amore.

 

“Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e vi sarà perdonato…” (Lc. 6,37)

Ci sono cose che non si riesce proprio a perdonare.  Farlo è veramente difficile

È questo il momento nel quale occorre chiedere a Dio di aiutarci ad essere misericordiosi. 

Vivo una situazione di questo tipo? Come mi sento? Sento una voce potente che mi dice che non è possibile perdonare chi ci ha inflitto un male grave ed irreparabile. Se ci pensiamo bene Gesù ha vissuto un male simile, un male atroce che lo ha portato alla morte e, peggio ancora, alla morte in croce preceduta dalla flagellazione e da pratiche assolutamente disumane. Ci sono situazioni nel mondo dove, ancora oggi, accade qualcosa di simile e forse anche peggiore. Anche in questo caso ci è chiesto non solo di non odiare ma di perdonare. Diciamolo: è difficile. È più doloroso della stessa tortura subita. Eppure, … eppure Gesù ci chiede di farlo, ci chiede di perdonare chi ci ha fatto del male. 

 

“Mettiti d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!…” (Mt. 5,25)

Cosa chiede il Signore al cristiano? 

Non certo di pagare il debito di giustizia verso colui che lo ha offeso. Non di certo di morire per i suoi offensori. Non gli chiede di versare per essi il suo sangue sulla croce come ha fatto Lui. 

Gli chiede semplicemente di offrirgli la pace, la riconciliazione, il perdono. Prima di accostarsi a Dio, che è la riconciliazione e il perdono, Gesù gli chiede di essere anche lui riconciliazione e perdono, misericordia e pietà, operatore di pace verso ogni suo fratello.

 

“Non ti dico di perdonare fino a sette, ma fino a settanta volte sette.” (Mt. 18,22)

Dio perdona, io no; per due volte si perdona, alla terza si bastona etc. etc.  Le parole di Gesù sembrano belle, ma irrealizzabili! All’uomo questo non è possibile. Per arrivare al perdono illimitato non si può far leva sui nostri sforzi. Forse i più bravi tra noi potranno arrivare a quattro, cinque volte, forse anche di più, ma poi? Ci sono persone che dicono davanti a grandi torti subiti: vorrei perdonare, ma non riesco. Questo è il primo passo perché il perdono, quello illimitato, entri nel cuore dell’uomo: desiderarlo e chiederlo come dono. Allora sperimenteremo che è possibile perdonare settanta volte sette e che la nostra vita sarà settanta volte sette… più bella!

 

…e morendo sulla croce, dice: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno.”

(Lc. 23,34)

Una preghiera che esprime per i suoi carnefici non solo perdono, ma persino comprensione, offrendo loro una scusante per il loro agire crudele: “non sanno quello che fanno”. Gesù sa bene come è complicato l’animo dell’uomo che spesso lo porta ad agire senza sapere bene neppure il perché o anche credendo di cercare il bene mentre in realtà sta operando il male. Ci sembra allora che le parole di Gesù possono essere di grande consolazione per noi: “Signore, tu sai che spesso non sappiamo bene perché facciamo una cosa piuttosto che un’altra. Tu sai che spesso commettiamo il male senza averne la piena consapevolezza: Abbi pietà di noi”.

 

Il Comandamento grande:    "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".

Giovanni 13, 34-35

Gesù si presenta come modello e fonte dell’amore.

Il suo è un amore senza limiti, universale, capace di trasformare anche il dolore e le circostanze negative in occasioni di amare. Amare è così il segno distintivo dei suoi discepoli. Forse tutti abbiamo simpatie e non simpatie; forse tanti di noi sono un po' arrabbiati con qualcuno; allora diciamo al Signore: Signore io sono arrabbiato con questo o con questa; io ti prego per lui e per lei. Pregare per coloro con i quali siamo arrabbiati è un bel passo in questa legge dell'amore. Lo facciamo

 

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Matteo 6, 14-15

Desideriamo che Dio ci perdoni e che anche gli altri lo facciano; però noi siamo restii a farlo. 

Costa chiedere perdono; però non darlo costa ancora di più. Se fossimo veramente umili, non sarebbe così difficile; però l’orgoglio ce lo rende laborioso. Per questo possiamo stabilire la seguente equazione: a maggiore umiltà, maggior facilità; a maggior orgoglio, maggior difficoltà. 

Questo ti darà una pista per conoscere il tuo grado di umiltà.

 

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro". Allora egli disse loro questa parabola: "Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione". Luca 15, 1- 7

Noi” non lasceremmo le novantanove sicure per andare a cerca una che si è smarrita. Faremmo probabilmente un calcolo utilitaristico.  Per Gesù non è così, ogni uomo, ciascuno di noi, è talmente prezioso da meritare tutta la sua attenzione, anche a costo di mettere in pericolo la situazione degli altri.

 

CONCRETAMENTE COME DEVE ESSERE  IL PERDONO

Quando subisci un torto o ti senti vittima di un’ingiustizia dici: “Me la deve pagare! …non lo perdono se non si umilia chiedendomi scusa e riparando i danni che mi ha arrecato!” Sul piano umano, è comprensibile la tua reazione! Prova  però a riflettere: Dio con te non si comporta cosi! Egli è l’Amore, e il suo Amore  è misericordioso e gratuito. Dio ti  ama e ti perdona non perché lo meriti, ma perché Lui gratuitamente  ti dona l’amore e il perdono.

Tu, perdonando, hai l’occasione privilegiata di partecipare a questa sua gratuità! Il perdono è l’unico modo con cui puoi agire senza fare prevalere il tuo io e il tuo egoismo!

 

Quando, come, e a quali condizioni perdonare 

 

Quando...

Subito, senza pensarci troppo! Senza aspettare che “tramonti il sole sopra la tua ira”(Ef. 4,26); 

senza consultare “esperti” e “amici”.

Subito! Perché più passerà il tempo e più ti sarà difficile! Se perdoni ora, il merito è tuo; se perdoni domani, il merito sarà…del tempo!  

Come…

Con parole sincere e con gesti semplici. Basta un sorriso, un segno, una mano tesa… basta una parola: ”perdonami”! Basta poco; bastano piccoli segni d’amore, purché siano spontanei e veri!

A quali condizioni…

A nessuna condizione! 

Senza chiederti se sarai capito e corrisposto! Senza contare su nessuna certezza o sulle inflessibili regole delle “convenienze” umane. Dio perdona subito e senza condizioni!

 

Incomincia tu…

Il perdono è la conquista più difficile. Lo puoi concedere solo con l’aiuto divino che si ottiene con la preghiera. Da dove cominciare? Semplicissimo: dalla tua decisione di voler perdonare!

Incomincia tu! Muoviti per primo! Non fare troppi calcoli! Vai incontro al tuo “nemico”: buttati! Vuole avere ragione? Dagliela! Vuole essere superiore a te? Lasciagli questa soddisfazione! 

Sta covando la sua vendetta? Tu prendilo in contropiede con un gesto d’amore!

Persuaditi che perdonare è più importante e ti dà di più che aver ragione.

Fatti piccolo…

Facendoti “piccolo”, diventerai grande! 

Accettando di “perdere”, avrai vinto la battaglia più ardua e impegnativa! Dunque: incomincia tu!  Incomincia perdonando a te stesso, accettandoti  umilmente per quello che sei ed eliminando quei sensi di colpa che ti fanno tanto soffrire.

 

Concludendo in preghiera 

Signore Gesù Cristo, insegnami che perdonare è la virtù più grande del forte e che la vendetta è il segno primo del debole. 

Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso. 

Insegnami l'amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare.

Se offenderò qualcuno, donami la forza per domandargli perdono.

Se qualcuno mi offenderà, donami la forza per concedergli il mio perdono.

Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole, ma costante riflesso del tuo amore perfetto. AMEN

I segni della Quaresima 
digiuno, elemosina, preghiera

 

DIGIUNO

Il digiuno che piace al Signore

Digiuna dal giudicare gli altri: scopri Cristo che vive in loro.

Digiuna dal dire parole che feriscono: saziati di frasi che guariscono.

Digiuna dall’essere insoddisfatto: riempiti di gratitudine.

Digiuna dalle arrabbiature: rivestiti di pazienza.  E di sorrisi!

Digiuna dal pessimismo: apriti alla speranza. E alla voglia di fare…

Digiuna dalle preoccupazioni inutili: riponi la tua fiducia in Dio.

Digiuna dal lamentarti: sorprenditi a pieni polmoni per quella meraviglia che è la vita.

Digiuna dall’amarezza: riempiti di perdono.

Digiuna dallo scoraggiamento: caricati di entusiasmo.

Digiuna dal dare importanza a te stesso: riserva tutte le tue attenzioni agli altri.

Digiuna dall’ansia per le tue cose: riempiti di amore per le cose di Dio.

 

ELEMOSINA

l’elemosina è un mezzo per ristabilire la giustizia quale Dio la vuole sulla terra, dando a tutti gli esseri ciò di cui essi hanno bisogno. 

San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: «L’elemosina … sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone». Ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi è frutto di una privazione personale. L’elemosina, anche se piccola, aiuta ad alzare gli occhi da noi stessi e ad avere compassione per chi stende la mano in cerca di aiuto. 

L’elemosina nasce dalla misericordia, dall’interesse autentico per la vita dell’altro

L’elemosina più̀ bella è ascoltare il fratello: un colloquio apre il cuore, può̀ rigenerare l’anima. Quando ascolto nella pace, la pace entra nell’intimo di chi mi parla. È un bene fatto bene: nessuno diventa famoso perché́ ascolta in silenzio... 

Bisogna fare il bene “bene”, ossia senza farlo sapere e per farlo bene bisogna farlo di nascosto. 

Non sappia la destra quello che fa la tua sinistra”.

 

PREGHIERA

Ci sono tanti modi per pregare insieme: 

Inizia col un bel “Segno di croce” dicendo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. 

si può leggere anche il vangelo del giorno

si può mettere una intenzione particolare di preghiera. 

si può chiedere perdono e mettersi in ascolto della Parola di Dio; 

si può chiedere aiuto e professare la propria fede; 

si può adorare davanti alla croce o all’Eucaristia; 

si può dare lode a Dio per il suo grande amore e pregare cantando o in silenzio. 

si può pregare insieme per la pace e per generare una cultura di pace,

Chiudi con il Padre nostro o l’Ave Maria o il Gloria al Padre. 

 

Il Sacramento della Riconciliazione 

Digiuno, elemosina e preghiera raggiungono il suo punto focale nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, via per eccellenza della conversione del cuore e dell’impegno determinante per un rinnovamento spirituale. 

Hai già pensato alla tua Confessione per celebrare bene la Pasqua del Signore?

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

 

Il MERCOLEDÌ DELLE CENERI; inizia ufficialmente il periodo penitenziale della QUARESIMA, periodo di cammino verso la celebrazione della Pasqua. 

Il rito che viene compiuto oggi è, sicuramente, molto suggestivo, anche per chi non è molto vicino alla fede o alla prassi ecclesiale. Il gesto dell’imposizione delle ceneri richiama infatti molti sentimenti: la penitenza, l’umiliazione, la conversione, ecc.

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Molto tempo fa, infatti, la confessione non avveniva in modo ricorrente, ma una sola volta, ed in modo pubblico. Pubblica infatti era anche la confessione che avveniva per tutti i penitenti il Giovedì santo.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell’uso delle ceneri.

1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. 

2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un cammino verso il Signore. 

Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona. I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. 

Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli si cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore.

La nostra liturgia attuale ha conservato entrambi questi concetti biblici: due infatti sono state le formule attraverso le quali viene tuttora imposta la cenere sul capo: 

Ricordati che sei polvere e Convertitevi e credete al Vangelo.

La Chiesa continua a dire ad ogni uomo, ad ogni cristiano che tutti siamo continuamente bisognosi di conversione. 

Disponiamoci quindi ad iniziare bene questo itinerario di conversione comunitario, per giungere con rinnovata gioia a celebrare la Santa Pasqua.

 

 

 

Ricordati che sei polvere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Convertitevi e credete nel Vangelo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Preghiera per il Mercoledì delle Ceneri

 

Ti preghiamo, Signore Gesù,
fa' che questa cenere che scenda sulle nostre teste
con la forza della grandine
e ci svegli dal torpore del peccato.
Fa' che questi quaranta giorni
siano un occasione speciale per convertire il nostro cuore a te,
e rimetterti al primo posto della nostra vita.
Donaci di saper riconoscere il tuo passaggio
e di vivere ogni istante con la certezza
che tu cammini in mezzo a noi,
che tu sai aspettare il nostro passo lento e insicuro;
che tu sai vedere in noi
quello che nemmeno sappiamo immaginare.
In questi quaranta giorni,
metti nel nostro cuore desideri
che palpitino al ritmo della tua Parola.
Maria aggiunga ciò che manca alla nostra preghiera.
Amen.